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sabato 21 aprile 2018

Grazie alla CAMERA MUSICALE ROMANA, CARMEN DI MARZO canta l'amore ai SS. APOSTOLI di Roma ed emozione tutto il pubblico

autrice: Mirella Angelelli (MireKira)  






La CAMERA MUSICALE ROMANA al Convento dei SS. XII Apostoli, nella Sala dell'Immacolata di Roma, durante sua stagione concertistica, presenta, come da tradizione, uno spettacolo di prosa e musica, “Rosy D’Altavilla” l’amore oltre il tempo, scritto e diretto dal conosciuto e bravo Paolo Vanacore, con musiche originali di Alessandro Panatteri.

L'attrice e cantante Carmen Di Marzo, protagonista di alto livello, recita un monologo e canta tredici brani, ritrovati dalla sapiente ricerca filologica del regista.

La storia si svolge a Napoli, città della musica e dell'amore, e si snoda tra realtà e ricordo su due livelli narrativi che si alternano e si intrecciano.

Nella sala gremita, gli spettatori interessati partecipano allo svolgersi di questa evocante vicenda. Il primo personaggio a prendere vita è Rosetta, bidella di una scuola, pronta ad aiutare gli alunni nelle loro vicende amorose. È proprio lei ad essere stata, in una vita precedente, Rosy D'altavilla, contante famosa dei Cafè Chantant napoletani, un mondo pieno di magia che ancora oggi cattura l'emotività.
Così mentre la narrazione va vanti, il ricordo si anima, e attraverso le parole di Rosy si rivivono le atmosfere dei vicoli partenopei, gli echi di canti lontani, il sogno del palcoscenico, aspettativa di tante fanciulle povere per riscattarsi attraverso l'arte.

Ma è l'amore cercato, vissuto e perso che fa da sfondo al racconto. Nella poesia delle canzoni sentiamo la malinconia dei sentimenti e della paura degli innamorati che non mutano attraverso il tempo.

Un pianoforte e un flauto, suonati da Alessandro Panatteri e Fabio Angelo Colajanni, dolcissime note accompagnano le melodie della bravissima interprete che si muove con destrezza, sia nei semplici panni della bidella che in quelli più sofisticati della sciantosa.

La conclusione della storia sarà una sorpresa per il pubblico che, prima commosso, poi divertito, uscirà soddisfatto, anche per aver ascoltato tanta bella musica di grandi autori della tradizione italiana.

- Mirella Angelelli -



“Rosy D’Altavilla” l’amore oltre il tempo
Con Carmen Di Marzo.
Testo e Regia di Paolo Vanacore,  Musiche originali di Alessandro Panatteri
Fabio Angelo Colajanni, flauto
Alessandro Panatteri, pianoforte e direzione


VIII Stagione Concertistica di Musica ai Ss. Apostoli a cura della Camera Musicale Romana
Direzione artistica del Soprano Elvira Maria Iannuzzi.







lunedì 16 aprile 2018

KIROSEGNALIAMO Settimana 16-22 Aprile 2018

K-news  








Kiri, continuano anche per questa nuova stagione,  le segnalazioni di Kirolandia blog di cooperazione dell'omonima corrente culturale.





Di settimana in settimana vari suggerimenti tra teatro, musica, arte  e tanti altri eventi selezionati  accuratamente sulla base delle vostre importanti indicazioni.




Dunque ecco per sognare con voi... 

TEATRO

DEBUTTI...

ALESSANDRO FEDERICO - ALESSIA GIANGIULIANI - SARA PUTIGNANO - GIUSEPPE TANTILLO  
in
THE EFFECT
di LUCY PREBBLE
traduzione di ANDREA PEGHINELLI
Regia di SILVIO PERONI

TEATRO SALA UMBERTO - Roma
dal 17 al 29 aprile 2018, martedì, giovedì e venerdì ore 21.00, mercoledì ore 17.00, sabato 24 febbraio e 3 marzo ore 17.00, sabato 10 marzo 2018 ore 21.00

“Per studiare gli animali, possiamo utilizzare un laboratorio.
Per studiare gli esseri umani, possiamo andare a teatro.”

Con questo testo, Lucy Prebble, autrice anglosassone pluripremiata, si pone il dilemma esistenziale posto da Shakespeare in Amleto e da Oliver Sacks ne L’uomo
che scambiò sua moglie per un cappello: Cos’è che ci rende noi stessi?
The Effect è uno spettacolo a quattro personaggi che parla di amore, di depressione e dei limiti della neuroscienza; un testo impegnativo, divertente e straziante ambientato durante la sperimentazione clinica di un nuovo antidepressivo.
In un’elegante clinica dove si fanno esperimenti farmaceutici su volontari a pagamento, Connie e Tristan sono due cavie da laboratorio sotto la supervisione della dottoressa Lorna James la quale – a differenza del soave Toby, il direttore dell’esperimento e suo ex amante – non crede che la depressione sia uno squilibrio chimico del cervello e che possa essere curata con i farmaci. Forse Lorna pensa che le persone depresse abbiano solo una visione più profonda del mondo, di se stessi e della vita?
Con l’avanzare del racconto le due cavie umane assumono dosaggi farmaceutici sempre più elevati, ma sfuggendo al controllo dei medici si innamorano. Quello di cui non sono certi, però, è se questa loro passione sia frutto dell’istinto o sia invece frutto degli effetti della dopamina.
«Come posso capire la differenza tra chi sono e dall’effetto collaterale», dichiara Tristan quando Connie si preoccupa che la loro passione potrebbe essere, unicamente, il risultato dell’assunzione dei farmaci. Ma, naturalmente, tutto l'amore è una droga; come possiamo fidarci veramente dei nostri sentimenti? The Effect è un dramma nodoso, che si occupa di oggettività scientifica, di senso di colpa, dei misteri del cuore e del cervello umano e di “ciò che ci rende quello che siamo”, celato in una forma ingannevolmente semplice e costantemente divertente. Un testo che sa miscelare un linguaggio carnale e temperato con la tenerezza e l’ironia.

La versione inglese ha debuttato al National Theatre, Cottesloe di Londra il 13 novembre 2012; lo stesso anno l'opera ha vinto il Critics' Circle Award come Best New Play.
La regia è tesa a far emergere le storie e i conflitti dei quattro protagonisti attraverso un gioco teatrale scevro da “effetti”. Vuole far affiorare l’elemento tragico in sé.
Un lavoro incentrato sugli attori, sulla capacità di raccontare e sulla relazione che si dovrebbe stabilire fra autore, attore e spettatore; un triangolo comunicativo che pone l’accento sul messaggio del testo e sulle immagini emotive che le parole del testo ricreano. Un tipo di teatro che si potrebbe definire “teatro di parola”, un modo teatrale che non ha mai trovato una vera e propria collocazione di “genere”. Forse l’unica definizione la si può trovare nel Manifesto per un nuovo teatro di Pierpaolo Pasolini; una delle questioni evidenziate da Pasolini nel manifesto è, appunto, sulla precarietà del messaggio nel teatro “canonico”: «Pensiamo ad esempio di andare a vedere la prima di Otello, ciò che risulterà più evidente dello spettacolo sarà la recitazione degli attori, la visione del regista, la bellezza della scenografia, ma probabilmente il pubblico non rifletterà a pieno sul messaggio reale a cui si è ispirato Shakespeare, basterà dire di aver visto una gran bella rappresentazione». Il messaggio quindi perde di valore nel momento in cui viene focalizzata l'attenzione sulla spettacolarità della rappresentazione e progressivamente si perde anche l'attitudine nel riflettere sul perché si è scelto di mettere in scena un determinato testo. L’urgenza di comunicare un messaggio viene relegata ad una dimensione meramente estetica. Viene meno dunque la riflessione che il pubblico dovrebbe fare al termine di ogni spettacolo, che esuli da una prima analisi tecnica o qualitativa. Il pubblico infatti è la finalità ultima e centrale, perché è proprio a quest'ultimo che il teatro – e chi lo fa – dovrebbe rivolgersi.

Di LUCY PREBBLE - Traduzione di  ANDREA PEGHINELLI - Regia di  SILVI - Con PERONI ALESSANDRO FEDERICO   ALESSIA GIANGIULIANI SARA PUTIGNANO GIUSEPPE TANTILLO - scene: Katia Titolo - luci: Omar Scala - video: Luca Ercoli - aiuto regia: Claudio Basilico - Produzione: Pierfrancesco Pisani – Progetto Goldstein – Ass. Capotave - con il sostegno di Kilowatt Festival

Costo: Biglietti da 34€ a 24€
Indirizzo: via della Mercede, 50 - Roma
Sito di riferimento teatro: www.salaumberto.com
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venerdì 13 aprile 2018

CIRCUS DON CHISCIOTTE di RUGGERO CAPPUCCIO, la poesia e il sogno rapiscono il pubblico del TEATRO ELISEO di Roma




Il poema eroico, il mito del cavaliere che combatte le ingiustizie affascina e produce capolavori.

Il bravissimo Ruggero Cappuccio autore, regista e attore porta in scena al TEATRO ELISEO di Roma Circus Don Chisciotte, uno spettacolo suggestivo e poetico, dai toni e colori magici, quasi felliniani.

Le strutture della società e l'evoluzione del mondo informatico hanno fatto perdere all'uomo la sua umanità, ritornare alle origini significa giungere di nuovo all'essenza stessa della vita.

Siamo in una stazione degradata della città di Napoli dove, tra fantasia, lirismo e sogno, in un'atmosfera rarefatta, sospensione quasi atemporale, vaga un Don Chisciotte moderno, un intellettuale, un visionario che, fuggito dalla società, vuole combattere contro la disumanizzazione, l'alienazione, l'ignoranza e la povertà. Incontra un povero vagabondo, interpretato da Giovanni Esposito, convincente e bravissimo, sarà il suo Salvo Panza, ricco di un mondo poetico primitivo. Un corto circuito unisce l'intellettuale  e l'analfabeta, il maestro e il discepolo, le due anime si fondono. Altri personaggi arrivano con il treno della vita, una coppia di ristoratori falliti, un mago, una principessa siciliana, scatta una scintilla nella sfera sublime del cuore e dell'intelletto, potranno percorrere insieme una parte del loro viaggio

mercoledì 11 aprile 2018

Tantissime risate ed applausi a non finire per CHE DISTASTRO DI COMMEDIA al TEATRO BRANCACCIO di Roma

Autore: Andrea Alessio Cavarretta (IppoKiro) 

Recensione critica dello spettacolo "CHE DISTASTRO DI COMMEDIA "
di Henry Lewis, Jonathan Sayer, Henry Shields, traduzione di Enrico Luttmann, regia di Mark Bel Prima Replica,
venerdì sei Aprile duemiladiciotto, Teatro Brancaccio - Roma.




CHE DISASTRO DI COMMEDIA, ma che grande successo di spettacolo!

Quando una rappresentazione teatrale è un trionfo bisogna dirlo senza mezzi termini. La versione italiana di "The play that goes wrong" scritta da di Henry Lewis, Jonathan Sayer, Henry Shields, tradotta da Enrico Luttmann, con la regia di Mark Bel, strappa tantissime risate ed applausi a non finire, non solo nel resto delle città del mondo, ma anche a Roma.

Sentire al TEATRO BRANCACCIO  una serie di "Bravi" urlati da una platea soddisfatta, delizia l'anima e non si può far altro che unirsi al coro degli apprezzamenti spontanei.

Provate ad immaginare un gruppo di attori, apparentemente professionali, che cerca di portare sul palco uno spettacolo, il copione c'è, la voglia di esibirsi anche, ma tutto lentamente diventa un disastro, e quella povera disastrata e disastrosa compagnia, già provata da tante altre fallimentari esperienze, partecipa ancora una volta all'autodistruggersi del suo intento.